Inaugurato dal cardinale Gualtiero Bassetti il Centro diurno per disabili della Parrocchia di Castel del Piano

Perugia: Inaugurato dal cardinale Gualtiero Bassetti il Centro diurno per disabili della Parrocchia di Castel del Piano. Il porporato: «Bisogna vivere la carità nei fatti, non limitandosi a “dare qualcosa”, poiché questo riesce a tutti, ma occorre sempre donare se stessi»

«Benvenuti a casa. Benvenuti a casa. Benvenuti a casa». Con queste parole condite da evidente commozione, il parroco di Castel del Piano, don Francesco Buono, ha dato il via, nel pomeriggio del 24 settembre, alla cerimonia di inaugurazione della “Casa della Misericordia - La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo”, Centro diurno per disabili realizzato grazie ad una copiosa donazione della Fondazione Federica e Brunello Cucinelli e a quelle di piccoli e grandi benefattori che si sentono parte della comunità. Situata in prossimità del nuovo complesso parrocchiale, la struttura accoglierà, ogni giorno, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17, venti ospiti (dai 18 ai 65 anni, di entrambi i sessi) affetti da varie gravi disabilità.
A presiedere l’inaugurazione è stato il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, che si è soffermato sul valore e sull’importanza della carità. «Una parrocchia si regge almeno su tre colonne: l’annuncio del Vangelo, della liturgia e della carità – ha ricordato il porporato –. Purtroppo, vedo che in qualche comunità si lascia molto spazio alla catechesi e alla liturgia, anche con tanta devozione, ma la carità rischia di rimanere solo un discorso. In questa circostanza, mi vengono in mente le parole di Giobbe quando, lamentandosi con il Signore, afferma di aver vissuto il suo impegno d’amore, perché si è fatto occhio di chi non vedeva, piede di chi non poteva camminare e orecchio di chi non udiva, divenendo cuore vivente per il prossimo. Bisogna, quindi, vivere la carità nei fatti, non limitandosi a “dare qualcosa”, poiché questo riesce a tutti, ma occorre sempre donare se stessi».
Presente alla cerimonia anche il sindaco di Perugia Andrea Romizi che ha evidenziato come «la commozione di don Francesco sia il simbolo della tensione che ha spinto lui e tutta la comunità nel realizzare questo progetto. La struttura sarà molto utile per gli ospiti, ma anche e soprattutto per i loro genitori. Spesso le famiglie, oltre a dover affrontare una situazione difficile, si sentono sole anche per l’inadeguatezza delle Istituzioni che non sempre riescono a dare le giuste risposte. Sarà quindi un luogo presso il quale chiunque potrà avere la possibilità di sentirsi più leggero».
Sono intervenuti anche la senatrice Valeria Cardinali, l’ex pallavolista Giacomo Sintini e Leonardo Cenci. Entrambi, sconfiggendo una grave malattia, sono definiti “campioni della vita e dello sport”. Giacomo Sintini ha portato la sua testimonianza nel dire: «io e la mia famiglia viviamo personalmente questa comunità e sono orgoglioso, da padre, che lei possa vedere ciò che viene fatto qui. Questo luogo, per tanti giovani, è un grande esempio di vita». Per Leonardo Cenci «un tale progetto, realizzato in un momento socio economico non semplice, è un segnale forte per dare la convinzione che essere persone utili, che fanno del bene agli ultimi, è un valore enorme». La senatrice Cardinale ha sottolineato che «quando si va in luoghi come questi si pensa sempre che siano tristi e che la difficoltà sia tangibile. Nella sofferenza c’è, invece, la dignità e noi dobbiamo permettere che sia così».
Particolarmente commovente è stato il taglio del nastro effettuato da cinque ragazzi disabili, con cinque forbici diverse, aiutati nel gesto dai personaggi di spicco sopra nominati.
Il Centro diurno per disabili sarà gestito dalla Cooperativa sociale Perusia Onlus, la cui presidente è Bernardetta Gaspari e, per la parte sanitaria, diretto dal professor Giampiero Gubbiotti.
Come ha sottolineato il parroco don Francesco: «la Casa dovrà somigliare il più possibile ad un’abitazione e non ad un ghetto. Come ci ricorda papa Francesco noi, come uomini e come cristiani, dobbiamo impegnarci per combattere la cultura dello scarto, perché sono proprio “gli ultimi” che ci insegnano ad amare. Con questo luogo, la nostra comunità vivrà tra il Corpo di Cristo che adoriamo nell’Eucarestia e il Corpo di Cristo che si fa toccare nelle sue piaghe».

Michele Mencaroni