Padre Giulio Michelini alla giornata di formazione per volontari Caritas alla scuola dei poveri

Perugia: Padre Giulio Michelini alla giornata di formazione per volontari Caritas alla “scuola” dei poveri. Il noto teologo francescano ai microfoni di “Gocce di Carità” (Umbria Radio): «Serve un’azione congiunta di tutti i cristiani…, perché il problema è troppo grande perché sia semplicemente delegato… L’azione politica sembra oggi poco incisiva a livello di contrasto alla povertà …»

Padre Giulio Michelini (Ofm), a margine della giornata di formazione per volontari Caritas parrocchiali ed Empori della Solidarietà promossa dalla Caritas diocesana a Perugia il 21 ottobre, è stato intervistato da Umbria Radio per la trasmissione “Gocce di Carità” (l’intervista andrà in onda nelle puntate 30 ottobre-3 novembre). Il noto teologo francescano, che ha predicato gli Esercizi spirituali della scorsa Quaresima a papa Francesco, si è soffermato su alcuni temi della sua relazione partendo dalla domanda: perché oggi è necessario formarsi alla “scuola” dei poveri? «La povertà di cui parla Gesù e che chiede ai suoi discepoli non è la miseria in quanto condanna di alcuni popoli o di fasce della nostra società. La povertà che Gesù annuncia con il famoso “Beati i poveri nello Spirito” è quella di un cuore che è aperto a Dio. I poveri, in questo senso, ci insegnano qualcosa. Ciò non toglie che la miseria vada combattuta, quando “tocca” gli altri come un destino che sembra ineluttabile».
Altro aspetto che padre Michelini ha trattato è la difficoltà a riconoscere nel volto del povero il volto di Cristo. «L’indifferenza che papa Francesco ha più volte condannato con l’espressione efficace “globalizzazione dell’indifferenza” ci impedisce di guardare oltre il nostro cortile, facendoci rimanere chiusi in casa, magari collegati grazie ai social network e ai mezzi di comunicazione, ma poco attenti a quello che succede a chi abita dall’altra parte del pianerottolo. Gesù nel Vangelo dice che “qualunque cosa avete fatto a uno di questi piccoli, di questi poveri, l’avete fatto a me”. E’ un invito a uscire dagli egoismi che ci portiamo dentro, nel nostro cuore e nell’esperienza del nostro peccato».
Alla domanda perché c’è carenza di giovani tra i volontari Caritas, il francescano risponde: «Siamo di fronte innanzitutto ad una situazione generale che ha portato papa Francesco ad interrogarsi e a farci chiedere quale sia il passaggio della fede alle nuove generazioni, e che ha avuto come risultato l’indizione di un Sinodo dei Vescovi per l’ottobre 2018 sui giovani. In quell’occasione si cercherà anche di capire perché i giovani sono spesso assenti nelle nostre assemblee ecclesiali, come anche in altre realtà civili, in primo luogo la politica. Per quanto riguarda la situazione della Caritas, si potrebbe anche pensare che molti cristiani abbiano fatto verso questa istituzione una “delega”. Il nostro vescovo, il cardinale Gualtiero Bassetti, come anche il suo ausiliare mons. Paolo Giulietti, dicono nei documenti conclusivi della recente Visita pastorale alla diocesi che la Caritas non può sostituire la parte che tutta la comunità cristiana deve prendere in carico. Per accogliere prima, e integrare poi il migrante e lo straniero, infatti, uno dei temi trattati durante la giornata di formazione, è necessario ben più che un ufficio Caritas parrocchiale che - come fa già, meritoriamente - serve come ascolto e sportello. Serve piuttosto, insieme a questo, un’azione congiunta di tutti i cristiani, dalle famiglie alle comunità religiose ai parroci, perché il problema è troppo grande perché sia semplicemente delegato. Per questo occorre reclutare i giovani e proporre loro la bellezza del servizio nelle nostre Caritas».
Soffermandosi sugli aspetti concreti dell’azione di contrasto alla povertà, e riflettendo sulle parole di Gesù “avevo fame e mi avete dato da mangiare…”, padre Michelini ricorda che si tratta di «un appello rivolto ad ogni cristiano, e per questo occorre fare un esame di coscienza serio su come impostiamo la nostra vita, perché Gesù ci dice che non saremo giudicati sulle dottrine, o su quanto siamo intelligenti o su quanti soldi abbiamo, ma sull’apertura nei confronti dell’altro. Certamente, la Chiesa da sola non può contrastare la povertà sempre più diffusa, perché la comunità cristiana non è un’agenzia, anche se è abituata ad aver cura dei poveri. Purtroppo, a mio parere, l’azione politica sembra oggi poco incisiva a livello di contrasto alla povertà anche per i continui tagli dei fondi per il sociale. Un’azione seria, ad esempio, per le famiglie numerose o in difficoltà non è ancora stata intrapresa fino in fondo. È certo nel DNA della Chiesa sostenere i poveri, perché, come dice Gesù, “li avrete sempre con voi”, ma qui sono in questione problemi enormi, che riguardano anche coloro che oggi si trovano in buone condizioni economiche. Tra l’altro, come è stato recentemente ricordato nell’ultimo rapporto curato dall’Osservatorio della Caritas di Perugia, sono proprio le fasce del ceto medio che si stanno sempre più impoverendo, e molti di più domani potrebbero diventare poveri. L’azione politica, a questo riguardo, sembra francamente debole».
Su queste delicate problematiche la Chiesa farà sentire la sua voce alla prossima Assemblea diocesana (17-18 novembre) dove non si tratteranno solo aspetti della vita religiosa, ma anche della vita sociale di tutti i giorni. Ne è convinto padre Michelini nel dire: «il cardinale Bassetti, che presiederà l’Assemblea diocesana, sta già facendo sentire la voce della Chiesa nel sollecitare un’azione più incisiva dello Stato per le fasce più deboli della società mettendo al centro il lavoro, le famiglie e i giovani».

Riccardo Liguori