Una Chiesa inclusiva ed accogliente, dalle porte aperte…, capace di andare incontro alle periferie

Perugia: Alla giornata di formazione per volontari il cardinale Bassetti ha auspicato «una Chiesa inclusiva ed accogliente, dalle porte aperte…, capace di andare incontro alle periferie del nostro mondo»

Una Chiesa dalle porte aperte, al servizio dei poveri». E’ quella che, facendo riecheggiare le parole di papa Francesco, auspica con forza il cardinale Gualtiero Bassetti. Di fronte ad un centinaio di volontari degli Empori della Solidarietà e dei Centri di Ascolto delle Caritas parrocchiali dell’Archidiocesi di Perugia e Città della Pieve, riuniti lo scorso fine settimana al Centro “Mater Gratiar” di Montemorcino per confrontarsi sui temi del servizio e delle nuove sfide che caratterizzano i tempi odierni, l’arcivescovo si è detto contento di vedere che siamo una Chiesa che cresce nella Carità.

La fede ha bisogno delle opere di misericordia che la rendono viva.

«Ma – ha aggiunto – la Chiesa è chiamata da Cristo ad essere misericordia e a divenire segno di misericordia. Una Chiesa inclusiva ed accogliente, dalle porte aperte. E, al tempo stesso, capace di andare incontro alle periferie del nostro mondo, cercando con esse un dialogo aperto, riconoscendo nei poveri la carne sofferente di Cristo. Non basta una fede creduta e celebrata. C’è, ma ha bisogno delle opere di misericordia che la rendano viva».

La globalizzazione dell’indifferenza.

Prezioso, in questo contesto, anche il richiamo fatto dal teologo francescano padre Giulio Michelini alla parabola del buon Samaritano. Tre uomini videro l’uomo lasciato mezzo morto dai briganti, ma vedere non basta. Ci può essere assuefazione al dolore, quella “globalizzazione dell’indifferenza” di cui parla papa Francesco. Tre videro, ma il primo non si fermò per la fretta (ho troppo da fare, ho altro da fare, ho cose più importanti). Il secondo non si fermò perché pensò: se ne occuperà qualcun altro. E’ l’atteggiamento della delega. Il terzo prova compassione, qualcosa gli accade nel cuore e in lui il poveraccio può vedere Dio. La vita è fatta di occasioni d’incontro con Dio, non possiamo non cogliere questa opportunità.

Alcune criticità rilevate dai volontari.

Sottolineature che sono riecheggiate con forza anche in seno ai gruppi di lavoro che hanno cercato di fare il punto sulle realtà del volontariato e dei fronti sui quali la Caritas si misura quotidianamente. Per il primo aspetto, emerge ancora una carenza di giovani, anche se l’esempio di genitori e nonni sta producendo dei frutti. Sul secondo, il discorso è complesso e variegato: pesano chiusure di fabbriche e la conseguente perdita di lavoro e di fonte di sostentamento, ma anche la solitudine di tanti anziani. «Anche se non si riesce a risolvere tutti i problemi – si è sostenuto – sono importanti l’ascolto, una carezza, non fare sentire le persone sole, dedicare tempo senza guardare sempre l’orologio…». Così anche in realtà più complesse di quelle che si presentano quotidianamente ai Centri d’ascolto e che comprendono “opere segno” o esperienze di frontiera.

Le testimonianze dei buoni samaritani di oggi.

Significativa, in questo contesto, la testimonianza di una giovane coppia che, con i loro figli, accolgono in una delle opere segno della Caritas diocesana ragazzi in gravi difficoltà. «Camminiamo ogni giorno nell’incertezza – hanno sostenuto – ma sperimentiamo anche la grazia. Siamo persone comuni che hanno avuto l’opportunità di accogliere facendo spazio dentro di noi, nel nostro cuore, prendendo a cuore la vita di qualcuno che attraverso di noi può incontrare l’Amore». Così suor Paola, che da quattro anni accoglie a Lampedusa profughi e migranti che scappano dall’Africa. «Sono tanti – ha sostenuto – e vivono situazioni per noi inimmaginabili. In questo contesto la Carità richiede donazione di sé, vicinanza e discernimento, ma si fa anche esperienza della Provvidenza».

La Provvidenza non manca mai.

Provvidenza che, a conclusione della giornata, è stata invocata anche dal diacono Giancarlo Pecetti, direttore della Caritas diocesana, in riferimento al prossimo arrivo nel capoluogo umbro di una seconda famiglia siriana. Si tratta di un nucleo che ha potuto usufruire del “corridoio umanitario” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio insieme alla Caritas italiana e con la collaborazione del Ministero dell’Interno. Sarà accolto in una casa messa a disposizione da un’associazione ecclesiale (RNS) nel centro storico perugino. Ma ora occorre che tanti cristiani e uomini di buona volontà aprano il cuore alla condivisione per sostenere questa famiglia nel primo periodo.

Franco Volpini